Come iniziare una collezione d’arte

Come iniziare una collezione d’arte con tre opere: tema, palette, formato e superficie in comune, ruolo di ogni opera, il metodo passo passo, gli errori.

Aurecort

10/10/20269 min read

Appendere un quadro è una decisione; sceglierne tre pensando l’uno all’altro è l’inizio di una collezione. Capire come iniziare una collezione d’arte sembra a molti una questione di grande budget e di competenza specialistica, mentre a decidere non sono né il numero né il valore, ma il legame tra le scelte. Questo articolo spiega come costruire quel legame: quale ruolo spetta a ciascuna delle prime tre opere, che cosa conviene tenere in comune e che cosa si può lasciare diverso di proposito. Non parla di investimento né di rivalutazione; parla di una selezione con cui si convive in casa.

La differenza tra collezione d’arte e arredamento

Nell’arredare la domanda è «che cosa sta bene su questa parete», e l’opera si sceglie in base alla stanza. Nel collezionare la domanda è «che cosa sto raccogliendo», e l’opera si sceglie in base alle precedenti. Le due cose possono incontrarsi sulla stessa parete, ma una collezione ha una regola, e quella regola vale anche quando cambia la stanza: con un trasloco cambia il divano, la selezione resta la stessa.

Per questo tre è un buon numero per cominciare. Un’opera è una preferenza, due sono una coppia; con la terza compare una direzione. Le prime tre dicono come scegliere la quarta e la quinta.

Tre domande prima di iniziare una collezione d’arte

Che cosa sto raccogliendo?

Bisogna riuscire a scrivere il tema in una frase. «Il tennis» è un campo più che un tema; al suo interno ci sono domande più strette e più fertili: le superfici dei campi e i loro colori, le linee e la geometria, oggetti come la racchetta e la palla, un istante del gioco. Un tema stretto non limita la selezione, la rende leggibile. Per trovare la domanda che vi trattiene, a volte basta osservare le partite che guardate: se l’occhio torna sempre alla terra rossa, la risposta è lì. I tornei della settimana sono in tennis oggi.

Dove vivrà?

Una collezione vive in una casa, non in un deposito. Stabilite fin d’ora la parete o le pareti delle prime tre opere: larghezza, luce, distanza di osservazione. Le tre non devono per forza condividere la parete; tre lavori distribuiti tra ingresso, soggiorno e studio possono appartenere alla stessa selezione.

Qual è il mio limite?

Ogni collezione si riconosce da un vincolo: un solo formato, una sola superficie, una gamma di colori ristretta o un solo soggetto. Il vincolo facilita la scelta e avvicina le opere. Da Aurecort il formato standard di tele, plexiglass e quadri con cornice è 50 × 70 cm; un formato comune permette anche a temi diversi di leggersi insieme su una parete.

Le prime tre opere: tre ruoli distinti

La prima opera: l’ancora

La prima opera è quella su cui avete meno dubbi. Il suo compito è dare il tono alla selezione: la palette, la calma o il movimento, il grado di astrazione. Nella scelta basta una prova: riguardare la stessa opera a distanza di qualche giorno. Quella che attira al primo sguardo e quella che interessa ancora al terzo non sono sempre la stessa; l’ancora viene dal secondo gruppo.

La seconda opera: la risposta

La seconda opera deve dialogare con la prima. La regola è semplice: condividere una cosa, differire in una cosa. Se la prima è una veduta dall’alto di un campo in terra rossa, la seconda può essere un dettaglio ravvicinato di una linea sulla stessa superficie: tema e palette in comune, scala diversa. Se la seconda ripete la prima, la coppia si irrigidisce; se non hanno nulla in comune, restano due preferenze separate.

La terza opera: la direzione

La terza opera trasforma la coppia in serie oppure apre un nuovo ramo. Qui la decisione è consapevole: approfondire o allargare? Approfondire è un terzo sguardo sullo stesso tema: dopo la terra, ancora terra, questa volta in un’altra luce. Allargare è la risposta vicina alla stessa domanda: dopo la terra, l’erba o il cemento. Entrambe le strade vanno bene; l’unica cosa da evitare è una terza opera indecisa, che sembri la media delle prime due.

Quattro denominatori comuni che tengono insieme una selezione

Le opere che stanno bene insieme hanno almeno due cose in comune e almeno una differenza. I quattro denominatori sono il tema, la palette, il formato e la superficie o la cornice.

Il tema è ciò di cui parlano le opere. La palette è la famiglia di colori in cui si collocano; come si combinano i colori dei campi è spiegato nell’articolo quadri di tennis: colore, texture e composizione. Il formato è il legame più forte: tre opere dello stesso formato si leggono come una serie anche se i soggetti sono diversi. Superficie e cornice vengono per ultime: lo stesso profilo nello stesso tono fa sembrare opere diverse uscite da una sola mano.

La scelta della superficie: tela, plexiglass, con cornice

Per le prime tre opere ci sono due strade sicure. La prima è sceglierle tutte e tre sulla stessa superficie; è il risultato più quieto. La seconda è la regola del due più uno: due opere sulla stessa superficie e la terza diversa di proposito. Tre superfici differenti appaiono disperse in un inizio di sole tre opere. Poiché superfici opache e lucide reagiscono alla luce in modo diverso, la decisione dipende anche dalla luce della parete; il dettaglio è nell’articolo quadro in plexiglass o tela.

Tre opere su una parete: misura e distanza

Se le tre vanno appese una accanto all’altra, il conto è semplice. Tre opere di 50 × 70 cm appese in verticale, con 8 cm tra l’una e l’altra, danno una larghezza totale di 166 cm (3 × 50 + 2 × 8). La distanza si tiene tra 5 e 10 cm; più si stringe, più le opere si leggono come un insieme, più si apre, più si leggono separate. Per l’altezza del centro, 145–150 cm da terra è l’intervallo generalmente accettato. Nella sequenza, l’ancora va al centro oppure dove cade per primo lo sguardo. Il resto della disposizione è spiegato passo passo nell’articolo organizzare una parete con quadri di tennis.

Passo dopo passo: scegliere le prime tre opere

Il primo passo è scrivere il tema in una sola frase. Se non ci riuscite, il tema è ancora troppo ampio.

Il secondo passo è misurare la parete e osservarne la luce: larghezza, posizione della finestra, a che ora del giorno prende il sole.

Il terzo passo è fissare il limite: una decisione per il formato, una per la superficie, una per la palette.

Il quarto passo è scegliere l’ancora e riguardarla a distanza di qualche giorno.

Il quinto passo è provare la seconda opera accanto all’ancora. Basta aprire le due immagini affiancate sullo schermo, oppure attaccare alla parete sagome di carta dello stesso formato.

Il sesto passo è scegliere la direzione con la terza opera: approfondire o allargare.

Il settimo passo è tenere un registro. Per ogni opera annotate titolo, serie, formato, superficie, data e luogo di acquisto; aggiungete una fotografia.

La memoria della collezione: il registro

Tra le cose che trasformano una selezione in collezione c’è il registro. Con tre opere sembra superfluo, alla quindicesima diventa indispensabile. Basta una tabella semplice: titolo dell’opera, serie, formato, superficie, data di acquisto, dove è appesa. Conservate nello stesso posto la fattura e, se ci sono, l’etichetta o il documento arrivati con l’opera. Il registro serve anche alla cura: vi si legge quale opera è stata controllata e quando. Della cura in sé parla l’articolo come pulire e conservare un quadro.

Errori frequenti quando si vuole iniziare una collezione d’arte

Comprare per riempire un vuoto sulla parete è il primo; il vuoto si riempie, la selezione non si costruisce.

Abbinare l’opera al divano o alle tende è il secondo. I mobili cambiano, l’opera resta.

Prendere un’opera per ogni tema è il terzo. Tre soggetti distinti restano tre preferenze separate.

Un formato e una cornice diversi per ogni opera è il quarto; spende subito il legame più forte.

Sceglierle tutte e tre lo stesso giorno è il quinto. Con del tempo in mezzo, la seconda e la terza si scelgono dall’esperienza di aver vissuto con la prima.

Scegliere aspettandosi una rivalutazione è il sesto. Nessuno può dire quanto varrà un’opera in futuro; scegliere quella che vorrete guardare ogni giorno è l’unico criterio solido.

Lasciare per ultimi la luce e il posto è il settimo. Una parete al sole cambia la scelta, a cominciare dalla superficie.

Dopo le prime tre: come cresce una collezione

Con la quarta opera si riaprono le stesse due strade: approfondire o allargare. Man mano che la selezione cresce, non tutte le opere devono stare alla parete nello stesso momento; appenderle a rotazione rinnova la parete e riduce il tempo che ciascuna passa alla luce. Le opere non appese si conservano in un luogo asciutto, fresco e buio, in verticale e con uno strato protettivo tra l’una e l’altra.

La collezione Aurecort si divide in serie: Serie Quadri, Serie Plexi, Serie Parete, Serie Specchio e Regali. Le serie offrono già pronti i denominatori comuni descritti sopra; scegliere le prime tre opere da un’unica serie è la strada più breve. Le opzioni di formato e superficie si definiscono in fase di preventivo.

Domande frequenti

Quante opere servono per iniziare una collezione d’arte?

Ne bastano tre. Un’opera è una preferenza, due sono una coppia; con la terza si vede la direzione della selezione e le decisioni successive diventano più facili.

Si può fare una collezione con opere a stampa?

Sì. A definire una collezione non è la tecnica, ma il legame tra le opere: un tema comune, una palette coerente, continuità nel formato e nella superficie.

Le prime tre opere devono avere lo stesso formato?

Non è obbligatorio, ma è l’inizio più semplice. Un formato comune fa leggere soggetti diversi come una serie; se i formati sono diversi, il legame devono portarlo il tema e la palette.

Tela e plexiglass stanno insieme nella stessa selezione?

Sì, con la regola del due più uno. Quando due opere condividono la superficie e la terza è scelta diversa, la differenza si legge come una decisione.

Per tele, stampe su plexiglass e insegne al di fuori del tema tennis si può guardare il marchio gemello Aurecort Reklam.

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